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La Domus del Mito e i suoi mosaici

Difficoltà media
Una perla da non lasciarsi scappare

In Provincia di Pesaro Urbino sorge un borgo romantico, Sant’Angelo in Vado, conosciuto per aver dato alla luce una rara perla archeologica: la Domus del Mito, residenza gentilizia di epoca romana del I° secolo d.C., legata alla storia d’amore tra il romano Mennenio e la celtica Nicia, di cui gli dei avrebbero lasciato traccia negli splendidi mosaici che rappresentano scene della mitologia classica. La scoperta dei tesori prosegue al Museo civico archeologico ‘Tifernum Mataurense’, nella Pinacoteca civica e al Museo dei Vecchi Mestieri di Palazzo Mercuri, che conserva oggetti delle tradizioni vadesi come ebanisteria e oreficeria.

Dopo un piatto di tagliatelle al tartufo e un bicchiere di passito Santangiolino, unico vinsanto affumicato, optate per una visita refrigerante all’imponente Cascata del Sasso, con un fronte di 60 m, o un bagno al Lago di Aiolina, prima di trascorrere la serata in una delle tante birrerie artigianali di Apecchio. Il giorno seguente potete organizzare un’escursione di un’ora alla Cascata della Gorgaccia, e poi perdervi tra pietre e ammoniti al Museo dei Fossili e Minerali del Monte Nerone.

Da qui, facendo rotta verso Cagli, vi farete sorprendere dalle architetture militari e religiose: il Torrione Martiniano di Francesco di Giorgio Martini, il Ponte Mallio e la Chiesa di S. Francesco, prima di godervi il tramonto sulla cima del Monte Petrano, percorrendo la strada che parte dal centro storico.

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Target: Wedding
Stagionalità: Estate

Le tappe dell'itinerario

  • Sant'Angelo in Vado
    0722.88455
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Sant'Angelo in Vado
    Sant'Angelo in Vado è una cittadina situata lungo l'alta valle del fiume Metauro, al centro di un ameno paesaggio caratterizzato dai primi contrafforti appenninici che fiancheggiano la strada statale che sale verso il passo di Bocca Trabaria (m.1044).
    Di origini medievali, Sant'Angelo in Vado è sorto sulle rovine della romana Tiphernum Mataurense, antico municipio distrutto durante la guerra gotica. L'abitato medievale fu dedicato all'Arcangelo Michele e definito 'in Vado' dal guado lungo il Metauro. Centro principale fin dal IX secolo della cosiddetta Massa Trabaria, dalla metà del secolo XIV fu soggetto ai Brancaleoni per entrare a far parte dei territori del futuro ducato di Urbino quando Gentile Brancaleoni sposò Federico da Montefeltro.  
    Il centro storico è ricco di bei monumenti di varie epoche: dal trecentesco Palazzo della Ragione sovrastato dalla coeva Torre Civica (el Campanon) alla settecentesca Cattedrale, dagli antichi palazzi Santinelli, Grifoni, Clavari e Mercuri al secentesco Palazzo Fagnani, maestosa sede comunale dal 1838.
    Fra le chiese più significative ricordiamo: Santa Maria extra muros con l'adiacente ex monastero dei Servi di Maria, Santa Chiara con il relativo convento, Santa Caterina del Corso e Santa Caterina delle Bastarde, la seicentesca chiesa ottagonale di San Filippo e l'oratorio dell'Immacolata, San Bernardino, San Francesco e la cinquecentesca Santa Maria degli Angeli con adiacente chiostro coevo. Poco lontano dal complesso chiesastico di San Francesco, nell'area del Campo della Pieve,  sorge la Domus del mito, il più importante ritrovamento archeologico venuto alla luce negli ultimi 50 anni; eretta verso la fine del I secolo d.C., è ampia circa 1.000 metri quadrati e impreziosita da un ricco complesso di mosaici figurati bicromi e policromi; altra stanza spettacolare è il triclinium che raffigura una scena di caccia e una di pesca contornate da un festoso repertorio di motivi geometrici in bianco e nero.
    Sant'Angelo in Vado è la città natale di Taddeo e Federico Zuccari che a fine XVI secolo si cimentò in un'opera ciclopica, illustrando la Divina Commedia di Dante Alighieri.
    È' la capitale del tartufo bianco pregiato. 
    Nelle ultime tre settimane di ottobre e nella prima di novembre si tiene la Mostra Nazionale del tartufo Bianco. Ospita anche un Centro Sperimentale di Tartuficoltura. 

  • Domus del Mito
    347.9782936 - 0722.88455 (IAT)
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Domus del Mito

    La terra di Campo della Pieve custodiva gelosamente una perla archeologica, venuta alla luce verso la fine degli anni 90’, un tesoro unico nel suo genere: si tratta della Domus del Mito, una residenza gentilizia di epoca romana datata I secolo d.C., scoperta per caso.
    La pavimentazione affiorata è quella originale del I secolo d.C. e rappresenta scene legate alla mitologia classica, ecco perché è stata battezzata “Domus del Mito”. Secondo la leggenda la Domus fu un omaggio degli Dei per celebrare l’amore contrastato ma indissolubile tra il ricco romano Mennenio e la povera celtica Nicia. Le divinità lasciarono il loro segno all’interno della Domus nei mosaici che rappresentano scene della mitologia classica. Nella stanza più grande, il ritratto di una figura maschile reca in mano il prodotto tipico di questo territorio: il tartufo. Gli Dei, oltre ad aver donato la Domus ai due giovani, hanno voluto lasciare una traccia tangibile di questo amore lungo i secoli attraverso la presenza del tartufo bianco e del tartufo nero, colori opposti com’erano agli antipodi i due amanti, che pure rimasero sempre uniti. Ecco perché Sant’Angelo in Vado ama definirsi “La terra benedetta dagli Dei”. Ed ecco perché è meta di tanti turisti che vengono a lasciare in consegna alla Domus le loro pene d’amore, certi che ancora oggi qualcuno dall’alto possa esaudirli come fece con Mennenio e Nicia. Tesori preziosi sono conservati anche all’interno della Pinacoteca civica della città; particolare menzione merita la figura del Cristo del XVII secolo disegnato a 360 gradi, dotato di una profondità accecante e stupenda, o il suggestivo quadro cinquecentesco di Federico Zuccari, che mostra tutti i componenti della famiglia in una posa particolare e nuova.

    Conclude il tour artistico Palazzo Mercuri, edificio del XIX secolo: nei suoi freschi sotterranei prendono vita gli antichi mestieri medievali; qui infatti è stato realizzato il Museo dei vecchi Mestieri, che conserva materiali e oggetti delle più importanti tradizioni vadesi, come l’ebanesteria, l’oreficeria o la falegnameria. Il primo piano dello storico palazzo, invece, è completamente affrescato e in uno di questi dipinti si può godere dell’essenza stessa di Sant’Angelo in Vado: nella stanza del banchetto prende vita la storia d’amore tra due giovani, storia che si consuma proprio nel bucolico e rasserenante scenario della cittadina, con i suoi boschi ricchi del pregiato e caratteristico tartufo (contenuto anche all’interno del cestino raffigurato) e le sue cascate (si pensa sia rappresentata proprio la Cascata del Sasso). Al secondo piano è possibile visitare il Museo Archeologico Tifernum Mataurense che raccoglie le testimonianze archeologiche della omonima città romana.

  • Apecchio
    0722.989004; 0722.99279;
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Apecchio
    Apecchio sorge in prossimità del confine della provincia di Pesaro-Urbino con quella di Perugia, lungo la statale che da Acqualagna, passando per Piobbico, sale al passo di Bocca Serriola (m.730) per poi ridiscendere fino a Città di Castello. 

    È al centro di un ampio territorio comunale che si estende per 103 km2, comprendendo anche la cima del monte Nerone (m.1526), e si presenta arroccato sul terrazzo fluviale formato dalla confluenza del Biscubio con il Menatoio.

    Di antichissime origini documentate da reperti archeologici e vecchi ruderi, dal sec. XV al 1752 fu dominio dei conti Ubaldini che vi hanno lasciato significativi monumenti e preziose opere d'arte. Del periodo tardo medievale è il caratteristico ponte a schiena d'asino che con un'unica arcata introduce nel borgo. Esso conduce all'arco quattrocentesco che sottopassa la torre del campanone, simbolico ingresso al "castello" dal caratteristico impianto trecentesco.

    L'antico Palazzo Ubaldini (oggi Municipio), progettato dall'architetto Francesco di Giorgio Martini, è un caratteristico esempio di architettura rinascimentale, soprattutto per il bel cortile porticato risalente al 1515 unitamente alla sottostante neviera. Nei suggestivi sotterranei ha oggi sede l'interessante "Museo dei Fossili e Minerali del Monte Nerone" e il "Centro internazionale di studi geocartografici storici". Esso ospita al piano terra anche il Teatro Comunale o "dei Filodrammatici", costruito nel 1876. 

    Il santuario del Santissimo Crocifisso, un tempo Pieve di San Martino,  custodisce opere di rilievo, come il simulacro del Seicento scolpito in legno ed un dipinto del 1607 raffigurante la Madonna del Carmelo tra i duchi Della Rovere e i conti Ubaldini, oltre ad altri dipinti del Seicento. Di interesse è anche la Chiesa della Madonna della Vita (sec.XVI), al cui interno si trova un bel Crocefisso ligneo del sec.XIV. 
    Un'ulteriore attrazione turistica è il quartiere ebraico, con il caratteristico vicoletto degli ebrei, considerato uno dei più stretti tra quelli esistenti in Italia.

    A poca distanza da Apecchio, in frazione Colombara, si trova il noto Mappamondo della pace, interamente costruito in legno, suddiviso internamente in tre piani e idoneo a contenere seicento persone. Si tratta di un globo di 10 metri di diametro capace d'imitare la rotazione terrestre; per le sue eccezionali dimensioni è inserito nel Guinness dei primati. Fra le località comprese entro i confini comunali degna di nota è Serravalle di Carda (m.750), piccolo borgo arroccato sulle pendici del monte Nerone, già comunità autonoma e oggi base di partenza per escursioni a piedi o a cavallo per tutta l'area del Nerone.

    Apecchio fa parte dell'"Associazione Nazionale Città della Birra"; Nel primo fine settimana di ottobre si svolge la "Mostra mercato del tartufo e Festival dell'Alogastronomia"
    Nel periodo pasquale ricorre, a Serravalle di Carda, “Passio”, uno degli eventi di maggiore rilevanza del territorio comunale.
  • Teatro Comunale o Dei Filodrammatici
    0722 989004 ext 5
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Teatro Comunale o Dei Filodrammatici
    È una semplice sala con piccola balconata, ricavata al piano terra di Palazzo Ubaldini. Ne fu promossa la costruzione nel 1876 ad opera della locale Società dei Filodrammatici che provvide anche a far decorare il locale con stucchi e sipario dipinto. Chiuso per inagibilità nel 1977, è stato completamente rimodernato e riaperto al pubblico nel 1981.
  • Ponte romanico
    0722 989004
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Ponte romanico
    In fondo al Borgo c’è il ponte romanico (XIII sec.); la sua esistenza è provata già nel 1398 da un documento in cui si asserisce che in quel periodo il ponte venne distrutto nel corso di una battaglia, per cui si può dedurre che la sua costruzione è senza dubbio precedente a quel periodo. A causa della particolare tecnica di costruzione dell’arcata, che adotta la soluzione detta “a schiena d’asino”, il ponte riveste un notevole interesse architettonico a livello nazionale.
  • Birrificio Tenute Collesi
    Nata come piccola attività di produzione artigianale, la Ditta Collesi si è conquistata un posto di primo piano nel settore delle birre e dei distillati di qualità, sia in Italia che all’Estero. Solida esperienza, competenza maturata nel tempo, una particolare attenzione alla qualità delle materie prime, insieme al rispetto di antiche e preziose metodiche di mastri birrai e distillatori, fanno di Collesi il referente privilegiato di chi sa riconoscere birre artigianali rifermentate in bottiglia e distillati di assoluta eccellenza. La birra Imper Ale nasce dall'esperienza del belga Marc Knops , il mastro birraio che ha seguito la tradizione delle birre trappiste belghe. Le materie prime utilizzate per la produzione della birra sono di ottima qualità e sottoposte costantemente a rigidi controlli microbiologici ed organolettici: l’acqua calcarea del Monte Nerone è una delle migliori in Europa per creare la birra e l’orzo arriva dai campi di proprietà della famiglia Collesi, trattato al maltificio regionale marchigiano, torna in azienda sotto forma di malto per la preparazione della birra. L'alta fermentazione e rifermentazione naturale in bottiglia delle birre, non pastorizzate, garantisce la massima espressione di un gusto pieno, che mantiene gli aromi di ogni singolo ingrediente. I distillati, prodotti con metodo discontinuo a bagnomaria a vapore, si arricchiscono nel giusto tempo di alcool e aromi, con il risultato di un gusto morbido e raffinato. La perfetta conservazione delle vinacce, rigorosamente selezionate, è garantita dall'altitudine ideale, per bassa umidità e ampia escursione termica, delle Distillerie Collesi. La passione è quella di Giuseppe Collesi, che sta portando la sua birra in ogni parte del mondo – dagli Stati Uniti al Giappone, dalla Russia al Nord Europa – e l’accompagna nella sua crescita continua e costante. In assoluta concordanza con i principi dello slow-food, Collesi premia le attese di chi ricerca, anche nelle birre e distillati, qualità e genuinità degli ingredienti, rispetto della natura, continuità con la tradizione. Nel rispetto di questi valori fondamentali, tutti i prodotti della Ditta Collesi sono realizzati senza scorciatoie, seguendo scrupolosamente criteri rigorosi e metodiche antiche. Una birra davvero a chilometri zero!
  • Birrificio Venere
    Il microbirrificio Venere si sviluppa all'interno dell'attività agricola dell'Agriturismo Agriturismo Cà Cirigiolo, ai piedi del Monte Nerone, nel verde Appennino tra Marche ed Umbria.  "Venere" è una birra artigianale, prodotta in piccole quantità. La qualità del prodotto è dovuta all'acqua del Monte Nerone e agli orzi coltivati nei campi dell'azienda. E' una birra ad alta fermentazione, rifermentata naturalmente in bottiglia, non filtrata e non pastorizzata, senza conservanti. Tra le birre Venere ricordiamo : Bionda stile "Pale Ale" 4,6 °alc., Venere Rossa stile "Bitter" 4,7 °alc., Venere Ambrata stile "Indian Pale Ale" 4,8°alc, Venere "Nera" stile "Stout" 4,7°alc.
  • Birrificio Amarcord
    Le birre artigianali Amarcord, inizialmente prodotte a Rimini e ispirate al regista Fellini (Gradisca, Midòna, Volpina, Tabachéra), sono tra le più famose in Italia. La loro alta qualità viene garantita dal ricorso a tecnologie brassicole all’avanguardia, da una selezione di malti d’orzo, tipi di luppolo e di lieviti di prim’ordine e alla presenza ad Apecchio di una purissima acqua di sorgente del Monte Nerone.
    La passione della Birreria per l’arte porta alla collaborazione con importanti artisti della scena internazionale, quali Maestro Tonino Guerra, sceneggiatore assieme a F.Fellini del Film Amarcord, Garrett Oliver mastro birraio della Brooklyn Breweries di New York, Milton Glaser, designer e illustratore newyorkese di fama internazionale. Ad essi sono legate le nuove linee Amarcord Riserva Speciale 100% lieviti di Champagne e la più internazionale linea AMA. Ad Eron, street artist di fama internazionale e di origine riminese, è affidata invece la linea di etichette delle nuove birre, come la Birra Gradisca Limited Edition.
  • Cagli
    0721.78071
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Cagli
    Cagli sorge su un altopiano stretto dai fiumi Bosso e Burano confluenti al Metauro. Il comune risulta delimitato verso sud dai Monti Catria, Petrano e Nerone e più a nord dal monte Paganuccio che, con il Pietralata, forma le scoscese pareti di calcare massiccio del Passo del Furlo.

    Abitata anticamente dagli umbri e dai romani, Cagli fu tra i capisaldi della Pentapoli montana bizantina (con Fossombrone, Gubbio, Jesi e Urbino). Nel XIII secolo, divenuta libero comune e abbracciata la fede guelfa, fu incendiata dai ghibellini e poi ricostruita da papa Niccolò IV (1289), nel pianoro sottostante il precedente abitato. Finì comunque incorporata entro i confini del ducato di Urbino e infatti Federico da Montefeltro la fece fortificare (1481) da Francesco di Giorgio Martini con la costruzione di un'imponente Rocca, posta sul colle dei Cappuccini, oggi purtroppo scomparsa (fatta eccezione per pochi ruderi) e collegata con un passaggio sotterraneo all'imponente Torrione a pianta ellittica tuttora esistente a valle e sede del recente Centro per la Scultura Contemporanea. All'epoca montefeltresca risalgono anche i lavori di adattamento del medievale Palazzo Pubblico (oggi sede del Comune e del Museo Archeologico).

    Tra gli edifici di architettura ricordiamo: la chiesa di S.Francesco e la chiesa di S.Domenico, entrambe con interni ad aula arricchiti di tele a affreschi, di origine medievale; la Cattedrale, quasi interamente ricostruita nel sec. XVIII, la chiesa di S.Angelo minore, la chiesa di S.Pietro, la chiesa di S.Maria della Misericordia, la chiesa di S.Giuseppe, la chiesa di S.Chiara, la chiesa di S.Filippo e S.Bartolomeo, impreziosite da opere d'arte, comprese diverse tele del noto pittore cagliese Gaetano Lapis (1706-1773).

    Fra gli edifici di architettura civile più significativi si segnalano il quattrocentesco Palazzo Preziosi-Brancaleoni e il cinquecentesco Palazzo Tiranni-Castracane, oltre all'ottocentesco Teatro Comunale con ricca sala a palchetti. Un sito romano di notevole importanza è il Ponte Mallio sul torrente Bosso il cui fornice centrale con relativi contrafforti a grandi blocchi di pietra viene fatto risalire all'epoca repubblicana.

    Nell'ambito del territorio comunale, in località Monte Martello, sorge l'interessante santuario di S.Maria delle Stelle, edificato nel 1475, che ingloba una celletta preesistente impreziosita da affreschi trecenteschi.

    Località del cagliese degna di nota è Pianello, sito ai piedi del monte Nerone (m.1525), là dove il Certano, il Giordano e il Fiumicello confluiscono tra loro per dar vita al Bosso.

    Il "Giuoco dell'Oca" che si disputava a Cagli già nel 1543, oggi viene riproposto la prima e la seconda domenica di agosto.
  • Chiesa di S. Francesco
    0721 780731 (Comune) 0721-7874
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Chiesa di S. Francesco

    La chiesa di San Francesco sorge nell'omonima piazza con la statua bronzea di Angelo Celli dello scultore Angelo Biancini, posta nel 1959 dinanzi al loggiato del 1885, sorge la chiesa di San Francesco che, edificata tra il 1234 e il 1240 extra-muros, è considerata l'emblema del gotico medioappennico ed è la più antica chiesa francescana delle Marche. L'elegante abside poligonale, dominata dallo slanciato campanile concluso da una guglia in cotto di 12 m di altezza, come peraltro i fianchi corsi da lesene, mostra un ricercato equilibrio cromatico ottenuto contrapponendo ai chiari paramenti in pietra corniola e marmarone, la merlettatura fittile che funge da coronamento. Il portale marmoreo del 1348, con colonne tortili e lanceolate alternate a pilastri quadrangolari, reca nella lunetta un deperito affresco attribuito a Guido Palmerucci e raffigurante la Madonna col Bambino e i Santi Francesco e Giovanni Battista. Gli affreschi del vasto interno ad aula unica occultati dalla scialbatura del 1579 riemergono oltre che nella controfacciata nella ritrovata abside duecentesca. Al centro dell'ampia cantoria è l'organo, più antico delle Marche, attribuito all'emiliano Baldassare Malamini che lo avrebbe realizzato negli ultimi decenni del Cinquecento.

    INFO:
    Indirizzo: Via Lapis
    Comune: Cagli
    Tel: 0721 780731 (Municipality) + 0721-787457 (Pro Loco)
    Email: municipio@comune.cagli.ps.it
    Sito web: http://www.cagliturismo.it

  • Teatro comunale
    0721.781341
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Teatro comunale
    La prima sala per spettacoli di Cagli fu ricavata all’interno del Palazzo Comunale per la messa in scena di una commedia del cagliese Bernardino Pino nel 1585. L’attuale teatro, sorge su area totalmente autonoma ed è stato eretto fra il 1870 e il 1878 su disegno dell’architetto perugino Giovanni Santini con modifiche dell’ingegner Coriolano Monti e dell’ingegner Lorenzo Priori. Un edificio che segna il trionfo dello stile eclettico e il superamento di ogni nostalgia neoclassica. La facciata presenta le caratteristiche di un palazzo tardocinquecentesco con tre grandi portali arcuati a bugnato, alternati ad analoghe finestre al piano terreno, balcone centrale e cinque finestre rettangolari con cornice a timpano spezzato al piano nobile, finestrotti quadrati al secondo piano, fasce marcapiano e cornicione rettilineo con mensole a coronamento dell’edificio. Quattro grandi epigrafi, riccamente incorniciate e poste tra le finestre del primo piano, sono dedicate ai protagonisti dell’unità nazionale. Di gusto eclettico è l’elegante atrio, scompartito in nove campate da altrettante volte a crociera sostenute al centro da quattro colonne doriche e sovrastato al piano superiore da un capace ridotto con volta lunettata a padiglione. La sala, raccolta e armoniosa nelle sue proporzioni, dispone di 50 palchi disposti su tre ordini e sovrastante loggione a balconata aperta. Il proscenio, privo di palchi, è ad architrave piano cassettonato e arcuato sui due lati. La decorazione, riccamente distribuita lungo i parapetti a fascia e sui pilastrini divisori, è tutto un susseguirsi di stucchi dorati, mensole, volute, sfingi, cornici, fregi e intagli, disegnati e modellati dal perugino Alessandro Venanzi e dal bolognese Tito Azzolini. Il palcoscenico presenta ancora oggi i vecchi dispositivi di manovra come i carrelli per lo spostamento delle quinte, carrucole e tiri, una macchina per le luci a soluzione salina, un sipario-comodino con apertura per l'uscita degli artisti e ben nove scene complete di fondali e quinte costituenti il corredo originale. Dopo alcuni anni di chiusura per adeguamento alle norme di sicurezza, il teatro è oggi in attività.
  • Sentiero delle Ammoniti
    Tel. 0721700226 Cell 335123061
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Sentiero delle Ammoniti

    Il sentiero inizia poco dopo il paese di Secchiano (Cagli PU), percorrendo la strada provinciale SP 29 in direzione di Pianello. Si attraversa il fiume Bosso su di una passerella recentemente ristrutturata e dedicata al patrono del paese San Cristoforo e da qui si sale per circa 700 m. La prima parte, anche se in salita, è piuttosto agevole, poi le pendenze aumentano e l’ascesa è un po’ più impegnativa. Il sentiero è ampio e solo in un breve tratto finale, prima di arrivare all’affioramento del “Rosso Ammonitico”, si restringe diventando una tipica mulattiera. Nonostante la pendenza è percorribile da tutti, compresi bambini ed anziani. Inoltre lungo il percorso ci sono delle terrazze panoramiche che permettono all’escursionista delle soste per riprendere fiato ed ammirare il panorama della vallata del fiume Bosso e pannelli esplicativi per informazioni sulle caratteristiche geologiche della zona e sulla genesi delle ammoniti.
    Per escursioni naturalistiche rivolgersi a : Gestione Turistica La Macina – Via Pianacce 1, Acqualagna (PU) Tel. 0721700226 Cell 3351230615
    Per escursioni con esperto di fossili a: Paolo Faraoni Cell 3381820874
    Per altre informazioni a: Carla e Angelo Cell. 3334673640 e 3395973242
    Sito internet: www.secchiano.it
    Per le escursioni si consigliano. Pantaloni lunghi, scarponcini da montagna o scarpe da trekking ed anche bastoncini.

  • Basilica Cattedrale S. Maria Assunta
    0721.780731 - 0721 780773
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Basilica Cattedrale S. Maria Assunta

    La Basilica Cattedrale di origini medievali, fu ricostruita nel 1790, a seguito del violento terremoto del 3 giugno 1781 che fece crollare, durante la Santa Messa, l'intera cupola, la volta del transetto e parte della volta della navata principale e dell'abside, tanto che all'interno del tempio si poterono contare ben 73 vittime. 
    Fecero seguito consistenti lavori di ristrutturazione che si protrassero per oltre 10 anni. Il duomo di Cagli venne poi elevato alla dignità di Basilica da Papa Giovanni Paolo II nel 1982.
    La facciata della basilica si presenta incompleta con monofore tamponate e tracce di lesene della fiancata del precedente duomo medioevale. I due portali in pietra architravata del 1842 furono progettati da Michelangelo Boni, allievo di Valadier. Sul lato destro della facciata è stato costruito il basso campanile con edicola ottagonale in mattoni. 

    Testimonianza imponente del vecchio Duomo medioevale è l'elaborato portale in stile gotico datato 1424, che si può ammirare sul fianco sinistro della Basilica, lungo il Corso XX Settembre. 
    L'opera è realizzata in materiale litico di varie tonalità, con nella strombatura due ordini di colonne, grani di rosario e serpenti attorcigliati. L'arco si presenta a sesto acuto con fascia decorata. Nella lunetta è raffigurata la Madonna in trono col Bambino, San Michele Arcangelo e San Geronzio, una pittura ad olio del 1600. 
    Il portale era anticamente protetto da una tettoia che poggiava su grandi mensole che poi vennero smantellate ma di cui è rimasta traccia sul fianco destro del portale, quasi all'altezza del capitello.
    La Basilica cattedrale di Cagli ha un impianto basilicale a tre navate che, con i suoi 54 metri di lunghezza, viene annoverato tra le grandi cattedrali marchigiane. In basso possiamo quindi distinguere la navata laterale destra, il transetto, l'abside, la navata laterale sinistra con la cappella del Santissimo Sacramento.
    La Basilica cattedrale di Cagli ha un impianto basilicale a tre navate che, con i suoi 54 metri di lunghezza, viene annoverato tra le grandi cattedrali marchigiane. In esso possiamo quindi distinguere la navata laterale destra, il transetto, l'abside, la navata laterale sinistra con la cappella del Santissimo Sacramento.

    Maggiori informazioni: http://www2.comune.cagli.ps.it/turismo2/cattedrale.htm

  • Cagli - Ponte Mallio
    0721.780773 Ufficio IAT
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Cagli - Ponte Mallio
    La denominazione di Ponte Mallio ha origine da una un’iscrizione (secondo alcuni falsa) che si trovava sul parapetto destro della costruzione, oggi scomparsa e nella quale si dava notizia di un restauro dell’opera eseguito dal prefetto M. Allius.
    Il ponte, uno dei più importanti di quelli che si trovano sulla via consolare Flaminia, fu costruito vicino Cagli durante il periodo repubblicano e a tutt’oggi risulta in parte interrato, ma ancora quasi completamente intatto nonostante i secoli e il terremoto del 3 giugno del 1781 che distrusse gran parte della città di Cagli.
    La struttura si presenta ad un solo fornice centrale di 11, 66 m, composto da 21 cunei e sormontato da un cordolo aggettante. L’opera è stata realizzata attraverso la sovrapposizione a secco di grandi blocchi in breccione, localmente detto pietra grigna (un’antica cava si trovava lungo la via Flaminia, poco dopo Foci) mentre la parte in conci di pietra di corniola risale ad un intervento di restauro successivo, forse di epoca imperiale.
  • Monastero di S. Pietro e di S. Cecilia
    0721.787331 (Monastero)
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Monastero di S. Pietro e di S. Cecilia
    Le origini del Monastero di S. Pietro e  S. Cecilia di Cagli risalgono a prima del Duecento, quando la Beata Santuccia Terrabotti di Gubbio fondò la comunità di San Pietro fuori delle mura di Cagli. Nel 1388 il Vescovo Agostino da Cagli consacrò la nuova Chiesa di San Pietro, che sorgeva nel centro cittadino, e volle che le Monache si trasferissero nel palazzo accanto, lasciando definitivamente il loro Monastero fuori le mura, passato ai Canonici Lateranensi. Nel 1799, durante l'invasione francese, il Monastero fu saccheggiato e spogliato dei suoi beni, recuperati solo nel 1815. Nuova confisca ebbe luogo nel 1855. Il Monastero rifiorì e fu restaurato nei decenni successivi. Gravemente lesionato durante l'ultima guerra mondiale, nel 1956 furono rinnovati l'infermeria e il noviziato e in seguito gli altri settori del Monastero. 
    Decori barocchi e settecenteschi rivestono la Chiesa di San Pietro con tele d'epoca e Crocifisso ligneo, posto in una Cappella sulla destra e ritenuto miracoloso. Un coro ligneo settecentesco è posto nella parte alta del Monastero. Vi sono conservate antiche pianete e lamine d'oro, d'argento e seta. 

    Nel Monastero è possibile trascorrere alcuni giorni di ritiro spirituale, secondo la Regola di San Benedetto. Dispone di camere (singole, doppie e a più letti), semplici e accoglienti, con una piccola cucina, una sala da pranzo e una foresteria, recentemente restaurata, con un ampio salone per conferenze.
  • Abbazia di Santa Maria Nuova di Naro
    0721.709169 (Parroco)
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Abbazia di Santa Maria Nuova di Naro

    L'abbazia sorge a Cagli, a metà strada tra Acqualagna e Piobbico, presso il fiume Candigliano, nella località circondata da alte colline denominata Abbadia di Naro, su cui domina l’omonimo Castello.

    Fondata dai frati benedettini nel secolo XII ed in passato fiorente monastero, di essa oggi rimane soltanto il corpo principale della Chiesa, restaurata, al cui interno si trovano numerose tracce di affreschi sulle pareti, tra cui il frammento risalente al 1300 della “Madonna in trono col Bambino”. La facciata è a capanna con un portale e finestra centrali, mentre il retro è caratterizzato dal campanile a vela e da una monofora romanica nella parete di fondo. Sul lato destro un portico poggia su tre bassi pilastri quadrangolari. Attualmente sono riconoscibili le varie fasi costruttive altomedievali e medievali; incassate nei muri di cortina si vedono ancora le antiche colonne della navata centrale, alcune delle quali si presentano in cotto, altre in conci e tutte con capitelli in pietra, e una parte degli archi, mentre di fronte alla facciata rimangono ancora i resti del pronao. A seguito di rimaneggiamenti, l’interno è oggi a navata unica con capriate a vista e l'altare maggiore sostituisce quello originale, che era addossato al muro. Si accedeva al presbiterio, un tempo più alto rispetto a quello attuale, tramite una scalinata sotto la quale è stata rinvenuta una cripta. La presenza delle navate laterali spiega anche l'alto posizionamento delle finestre più antiche.

  • Chiesa di S. Maria della Misericordia
    0039
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Chiesa di S. Maria della Misericordia
    È la chiesa dell’omonima confraternita che vi ha sede dal 1301. Il robusto portale, con portone datato 1537, è sormontato dall’affresco della Madonna della Misericordia del XVI sec.. L’interno dell’aula fu arricchito con affreschi di cui sono testimonianza i grandi frammenti sulle pareti: il Martirio di Sant’Apollonia del 1455 è dell’eugubino Jacopo Bedi mentre gli altri presentano elementi riconducibili alla fonte iconografica costituita dalla basilica di San Francesco di Assisi. L’altare maggiore, con baldacchino del XV sec. con I quattro evangelisti, rimarca la nicchia con il gruppo policromo della Madonna della Misericordia. Sui due altari laterali sono le pale di Claudio Ridolfi ritenute del 1625 e la predella con la Strage degli Innocenti di Girolamo Cialdieri del 1634.
  • Chiesa di S. Angelo Minore
    0721 780731 (Ufficio cultura)
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Chiesa di S. Angelo Minore

    Il fronte principale della chiesa è impreziosito da una loggetta, del 1560, con colonne di ordine tuscanico innalzate su piedistalli quadrangolari e realizzata in pietra serena. 
    Oltrepassata la loggetta rialzata di linguaggio quattrocentesco, è l’elaborato altar maggiore della prima metà del Seicento in legno dorato e laccato con grandi colonne salomoniche e la tavola firmata “THIMOTHEI DE VITE URBINAT. OPUS” raffigurante il Noli me tangere. Si tratta del più importante lavoro di Timoteo Viti (allievo del Francia) insieme all’opera realizzata per il mausoleo dei duchi d’Urbino. Il dipinto con una cromia che assume una profondità gemmea e tonalità quasi smaltate e figure dagli evidenti influssi raffaelleschi è definito da Vittorio Sgarbi “un capolavoro sublime” che “appare in questo oratorio non grande come una visione”. Quest’opera del Viti (che affianca Raffaello in importanti imprese) è stato datato (da Cuppini Sassi) all’anno 1504.
    Sopra il portale centinato dell'ingresso sono a bassorilievo, l'arcangelo Michele che sconfigge il drago e le chiavi poste a decusse con la tiara papale che indicano la sottoposizione al capitolo di San Giovanni in Laterano. L'oratorio si presenta ad aula unica sormontato da una volta a botte lunettata.

  • Abbazia di S. Pietro di Massa
    0721/78071(Comune)- 0721.78073
    La tappa prevede le seguenti destinazioni: Abbazia di S. Pietro di Massa
    Presso la frazione Massa alle pendici del monte Nerone, sorgeva l'abbazia di San Pietro di Massa, della quale oggi resta solo la chiesa. La sua fondazione si fa risalire al secolo IX anche se le prime notizie documentate sono del 1115. L'abbazia esercitò un'enorme influenza nell'organizzazione sociale ed economica di una vasta area geografica ed era in possesso di numerose chiese e castelli nei territori di Cagli, Gubbio, Città di Castello e Senigallia.

    Tali patrimoni furono causa di scontri con il comune di Cagli che saccheggiò e depredò l’abbazia in diverse occasioni. Per opera del Priore di Fonte Avellana, l’abbazia benedettina perse la sua autonomia nel XV secolo a causa di una crescente laicità degli abbati ivi insediati. Nel 1514 fu unita alla sede vescovile di Cagli.

    La chiesa conserva ben poco della struttura originaria a causa dei numerosi restauri avvenuti nel corso dei secoli; si possono comunque rintracciare elementi sulla facciata a capanna, su parte del campanile e sul fianco sinistro, dove nel muro di cortina è incassato un architrave con disegno a volute. L'edicola del campanile porta incisa la data XXLMDCCCLVI.  L'interno si presenta ad aula unica con basse capriate a vista; l'altare maggiore è in stucco in tipico stile barocco ed è privo di pala. Interessanti sono i due locali, al di là dell'altare maggiore, con volta a crociera e archi di volta in pietra poggianti su bassi pilastri, alcuni con angoli smussati e altri su colonne; nella chiesa possiamo inoltre ammirare la pala seicentesca raffigurante la "Madonna del Rosario e i Santi".